Sicilian-American Diplomacy - Treaty with the Two Sicilies; December 1, 1845
http://avalon.law.yale.edu/19th_century/sic1845.asp
THE United States of America and his Majesty the King of the Kingdom of the Two Sicilies equally animated with the desire of maintaining the relations of good understanding which have hitherto so happily subsisted between their respective states, and consolidating the commercial intercourse between them, have agreed to enter in negotiation for the conclusion of a Treaty of Commerce and Navigation, for which purpose they have appointed plenipotentiaries
nnip:
1836: on the left, a woman with a mural crown (Corona Turrita, i.e. Crown with Towers) is crowning the newborn Francis II of Bourbon. The woman on the left represents the Neapolitan nation. As a matter of fact, her shield shows a rampant horse, historical emblem of the Neapolitan territories.
Now you know the true story behind the Italia Turrita: yet another symbol stolen to the Neapolitans and counterfeit as Italian.
nnip:
Neapolitan and Sicilian provinces in the Kingdom of the Two Sicilies (1816 - 1861).
Il Gallo lucano
Il sig. Gallo, pseudo-giornalista (in quanto invece di riportare fatti, giudica i fatti con ironia - fatti tra l’altro riportati inesattamente), ha parlato del II congresso nazionale di FLN.
Appunti vari al Gallo:
Indipendenza e non secessione; la differenza giuridica, nonché formale, è abissale fra le due cose. Mi meraviglio della sommarietà a riguardo, visto che la cosa è stata spiegata al congresso e viene quotidianamente spiegata decine di volte.
La “nazione” senza virgolette, grazie, visto che non c’è niente da virgolettare riguardo una nazione documentata storicamente da 8 secoli di leggi statali napoletane, testi storici napoletani, etc. La nazione napoletana è una cosa reale, pertanto non virgolettabile.
Napolitania e cittadini: qui ha fatto un disastro. Napolitania non è il termine col quale si indicava i cittadini. Innanzitutto sbagliato parlare di cittadini, si deve parlare di popolo. Il popolo era (ed è) il popolo napolitano (o napoletano, stessa parola, mi raccomando, non faccia come qualcuno che pensa che siano due parole diverse), quindi parliamo di napolitani. Napolitania è il paese dei napolitani, ovvero il territorio che loro abitano. Territorio che durante la storia del popolo napolitano è stato amministrato dal Regno di Napoli e dal Regno delle Due Sicilie. Il termine nasce poco dopo la caduta dell’ultimo stato napoletano indipendente, affinché scrittori e ricercatori avessero un nome etimologicamente e storicamente corretto per indicare un territorio che fino ad allora loro avevano sempre indicato con Regno di Napoli, poiché i napoletani erano sempre stati sotto la monarchia patria.
Se reputa il progetto indipendentista napoletano simile a quello della Lega Nord, mi sorge il dubbio che lei abbia ascoltato un minimo di quello che è stato detto al congresso, e soprattutto mi sorge il dubbio che abbia la preparazione adatta per discernere di certi argomenti.
Quando lei parla di “tipica coniugazione napoletana”, dimostra due cose: di non aver compreso che napoletano non indica necessariamente una persona della città di Napoli, e soprattutto una certa ignoranza linguistica. Nonostante ci può stare che uno noti l’erroneo uso di un ausiliare avere al posto di uno essere, sebbene fuori luogo e assolutamente infantile inserirlo in questo contesto, lei forse ignora che la lingua cosiddetta italiana è una lingua neolatina atipica sugli ausiliari, esattamente come il francese. L’ausiliare essere è innaturale, ovvero un artificio più che una derivazione dal latino. Tanto è vero che lingua napoletana (alla quale i dialetti lucani, tranne quelli dell’area Lausberg, appartengono, se non se n’è accorto), nella sua forma pura e non corrotta dalla lingua italiana, non prevede l’uso dell’ausiliare essere, ma solo di quello avere. Ecco spiegata la confusione che può derivare, talvolta, per una persona che parla nativamente il napoletano. Evidentemente lei non ha dimestichezza particolare col suo dialetto locale, oppure ne parla una forma corrotta che accetta gli ausiliari della lingua italiana. Non che questo significhi che dunque un napoletano non debba fare attenzione agli ausiliari quando parla italiano, ma evidenziando la cosa, davvero dimostra di essere più italiano che altro, abituato alla delegittimazione mediatica del contenuto tramite l’evidenziazione di dettagli irrilevanti.
“Giovani economisti” - plurale fuori luogo, c’è stato un solo intervento di tal genere. È sicuro di aver prestato attenzione? E soprattutto, come mai non è intervenuto con la sua sapienza economista a riguardo? Mistero.
In generale, un articolo povero, poco professionale, sostanzialmente immaturo, superficiale e impreparato.
E il sito è pure tecnicamente orrendo. Tanto che alla fine, per esibire il mio commento per intero, ho preferito venire a scrivere questo articolo, piuttosto che stare lì a spezzettare i miei commenti e ad aspettare qualche minuto tra un commento e l’altro!
Sono di ritorno dal secondo congresso nazionale del Fronte di Liberazione della Napolitania.
Mi dilungherò, a riguardo, nei prossimi giorni. Adesso voglio solo evidenziare una cosa. Per farlo faccio un attimo un sunto.
Questo congresso, così come il primo avvenuto l’anno scorso a Civitella del Tronto, è stato strutturato in una parte fissa presieduta dai membri ufficiali del Fronte, e in una parte dove, come sempre, si è lasciato spazio a chiunque di poter intervenire.
In questa seconda parte si sono avvicendati diversi personaggi del mondo cosiddetto meridionalista, ovvero quel mondo da cui FLN si distacca nettamente, ponendosi nella forma di un Movimento di Liberazione Nazionale, pertanto chiaramente e inequivocabilmente indipendentista e con chiari i passi da ripercorrere, poiché già percorsi da altri in passato.
Questi personaggi, coi loro interventi, hanno dimostrato due cose:
L’incapacità di far vacillare l’idea di un movimento i cui membri comprendono a fondo la natura di una battaglia indipendentista e di liberazione nazionale; difatti, la reazione del fronte è stata compatta nei confronti dei soliti compromessi che caratterizzano sempre l’invito dei vari meridionalisti a costituire calderoni amorfi e senza una linea precisa con l’intento di puntare alle poltrone romane: non esiste proprio.
Che la spaccatura di cui parlano sempre loro (cercando di convincere gli indipendentisti di FLN a mischiarsi con qualcosa di compromesso) esiste solo nel mondo a cui loro appartengono, quello meridionalista, poiché questi personaggi hanno finito col beccarsi l’un l’altro. L’indipendentismo napolitano, concretizzato in FLN, è compatto e non si lascia dividere dalle tentazioni al compromesso che arrivano da agenti esterni.
Il video in questione è per evidenziare anche l’utilizzo spudorato della menzogna. Michele Ladisa è intervenuto al congresso di FLN dichiarando ripetutamente di essere indipendentista. E quando ha parlato della Confederazione Duosiciliana, è tornato a ribadirlo.
A tal proposito, nel video sopra trovate due domande cruciali del giornalista di AntennaSud a Ladisa, riguardo la Confederazione Duosiciliana.
Prima domanda: «La conferazione duosiciliana vuole la secessione?». Risposta di Ladisa: «Ma no, ma no. Assolutamente no. Noi siamo macroregionalisti.»
Seconda domanda: «L’idea di fondo è comunque quella di uno stato federale?». Risposta di Ladisa: «Sicuramente».
Lo stesso concetto viene fuori anche da un’altra intervista di AntennaSud, più lunga, dove partecipano Nando Dicè e Michele Ladisa.
Neapolitan language has had a significant influence on the intonation of Rioplatense Spanish, of the Buenos Aires region of Argentina.
La dittatura che signoreggia nel regno delle Due Sicilie ha offerto questo affliggente spettacolo Una tale glorificazione dell assassinio ebbe luogo in una città occupata dalle truppe piemontesi per cura di un condottiero che opera in nome del Re di Sardegna il quale da quattro mesi ricusa ogni specie di responsabilità perchè si mente alla sua bandiera ed al suo nome .
Mafia lucana e omertà
«Nella zona del Vulture-Melfese la criminalità organizzata assume una connotazione sempre più marcata anche in concomitanza con l’insediamento dello stabilimento Fiat a San Nicola di Melfi»
Non a caso, la criminalità organizzata è più forte laddove è più marcato il potere occupante, sia esso in forma economica (come in questo caso) o in altre forme.
Devono andare via. E non possiamo nemmeno aspettare che siano loro a prenderne atto, perché loro stanno svolgendo solo ed esclusivamente la loro funzione: cioè quella di tenere questo popolo in sudditanza non solo economica, ma psicologica. — Bustianu Cumpostu
Ecco come suonano le parole di una persona che ha compreso la natura colonialista dello stato italiano. Non come la mazzamma meridionalista serva dello stato occupante che vuole continuare a mangiare sulle spalle di napolitani e siciliani, mentre serve gli occupanti.
Napolitani: scetateve! Smettela di giocare al piccolo meridionalista.
Cucina teorico-pratica [...] in dialetto napoletano
La faccio semplice. Qualcuno mi spieghi perché, se la nazione napoletana non esisteva (ed esistesse), lo chef Ippolito Cavalcanti, nato a Buonvicino, nelle Calabrie, avrebbe mai scritto un testo (poi diventato pietra miliare) sulla cucina nazionale napoletana, con tanto di appendice sulla cucina popolare napoletana scritta in volgare napoletano!
Andiamo, non siate ridicoli: i Napoletani erano (e sono) una nazione. La nazione alla quale la falsa Italia ha rubato l’anima, facendola sua e del suo tricolore massonico dopo averla deturpata e imbruttita. Difatti, la nazione napoletana era la nazione “italiana” più nazione che ci fosse.


